Il percorso espositivo

Museo del Novecento e del Contemporaneo di Palazzo Fabroni

Inaugurata nel 1997 e costituita da fondi civici originari, acquisizioni e donazioni, la collezione permanente di Palazzo Fabroni consente un itinerario attraverso il panorama artistico dell’arte contemporanea dal dopoguerra ai giorni nostri. In cima allo scalone di accesso al primo piano, gli elementi materia/colore/proporzione/forma dell’opera (1998) di Diego Esposito sottolineano l’apertura ovvero il “passaggio” tra un ambiente e l’altro dell’edificio settecentesco.

Le sale monografiche
Intorno al grande salone centrale a doppio volume del primo piano, individuato come luogo privilegiato per la riflessione sull’arte anche grazie alla presenza, sulle pareti, dell’imponente Scultura d’ombra di Claudio Parmiggiani (al quale si deve anche l’installazione dedicata a Giovanni Pisano nel vano interno di una delle finestre dirimpetto alla pieve di Sant’Andrea), il percorso inizia con le sale monografiche che ospitano le opere di Mario Nigro (1917-1992), Gualtiero Nativi (1921-1999) e Agenore Fabbri (1911-1998). Pistoiesi di nascita, si tratta di artisti che svolsero la maggior parte della loro attività fuor di Toscana percorrendo, a livello nazionale, la strada dell’Astrattismo e dell’Informale.
Interamente dedicata al pistoiese Fernando Melani (1907-1985) è la sala in cui sono collocate opere di dimensioni maggiori e particolari ‘progetti’ non ubicati nella casa-studio di Corso Gramsci. Un particolare approfondimento documentario è riservato proprio all’abitazione dove l’artista visse e operò a partire dal secondo dopoguerra occupandone progressivamente tutti gli ambienti, in un’azione di totale interazione con lo spazio e le opere in esso contenute. All’ampia mostra retrospettiva dedicata a Melani dal Comune di Pistoia nella primavera del 1990, a cinque anni dalla sua scomparsa, sarebbe toccato in sorte di avviare il nuovo corso di Palazzo Fabroni come principale sede civica delle attività relative alle arti visive del Novecento e contemporanee.

Le sale collettive
Il percorso museale prosegue con le sale collettive che ospitano le opere donate al Comune di Pistoia da molti degli artisti intervenuti dal 1990 a Palazzo Fabroni con mostre personali o tematiche: i nuovi linguaggi dell’arte – dall’Arte Povera al Concettuale, dalla Minimal Art alla Poesia visiva – vi si trovano testimoniati con opere di tutto rilievo.
Alla sala che riunisce le opere dei pistoiesi, di nascita o per adozione, Roberto Barni, Umberto Buscioni e Gianni Ruffi, segue quella dedicata a due sperimentatori di nuovi modi di esercitare e partecipare la musica come Daniele Lombardi e Giuseppe Chiari.
Degli undici ritratti fotografici di artisti donati nel 2011 da Aurelio Amendola al Comune di Pistoia, alcuni (Barni, Buscioni, Fabbri, Parmiggiani, Ruffi) sono disposti per dialogare direttamente con le opere che di quegli stessi artisti sono presenti nella raccolta; agli altri (Burri, Castellani, De Chirico, Kounellis, Marini, Warhol) è dedicata la sala successiva, sulla cui parete di fondo sono collocate le ritmiche estroflessioni su tela di Enrico Castellani, uno dei protagonisti dagli anni Sessanta del rinnovamento dell’arte italiana.
Ai lavori di due maestri dell’Arte Povera come Jannis Kounellis e Luciano Fabro si affianca la lingua inconfondibile, paradossale e sarcastica, di Renato Ranaldi; mentre con l’opera Faccia di gomma Alfredo Pirri partecipò alla mostra collettiva Oltreluogo (1995) insieme ad altri cinque artisti – Bizhan Bassiri, Alberto Garutti, Vittorio Messina, Nunzio, Marco Tirelli – della generazione formatasi entro gli anni Ottanta del Novecento.
Il percorso museale si conclude con le immagini con cui il fotografo Mario Carnicelli documentò la partecipazione alle esequie di Palmiro Togliatti nell’agosto del 1964 e con l’installazione ‘site specific’ Underground n° 02, pensata ‘ad hoc’ da Federico Gori per la sala del museo.
Video Federico Gori | Come afferrare il vento

Installazioni cittadine
Alcuni degli artisti presenti nella collezione permanente di Palazzo Fabroni sono anche gli autori di opere pubbliche, collocate in spazi e luoghi della città allo scopo di arricchire il contesto urbano di nuovi significati e nuovi simboli.
Di Agenore Fabbri è la scultura in bronzo e acciaio Condizione Umana (1981) nella rotonda di via dell’Annona. Il gruppo bronzeo Giro del Sole (1996) di Roberto Barni è collocato in piazzetta dell’Ortaggio, accanto a piazza della Sala. Umberto Buscioni è l’artefice delle vetrate della chiesa di San Paolo, ciclo intrapreso fra il 1989 e il 1991 e compiuto nel 2017, e dei due grandi timpani istoriati per l’atelier dell’Areabambini Blu (2002). A Gianni Ruffi si devono La luna nel pozzo (1999) in piazza Giovanni XXIII, la gigantesca panchina in cemento Lunatica (2005) per il giardino del Padiglione di Emodialisi dell’ex Ospedale del Ceppo, la ‘clessidra’ in acciaio corten Per fermare il tempo (2008-2009) nella rotonda di viale Italia, le installazioni artistiche per il Giardino Volante (2015) di Villa Capecchi.