Il percorso espositivo

Museo Civico d’arte antica in Palazzo Comunale

Pittura fiorentina e pistoiese dal XIII al XVI secolo / sale al primo piano
Il percorso espositivo, ordinato cronologicamente e per affinità stilistico-tematiche, inizia dalle due sale monumentali del piano nobile (sala già Donzelli e sala già dei Priori), dove si trovano le opere più antiche su tavola (dipinti dal XIII al XVI secolo), che maggiormente dimostrano l’autonoma formulazione dei linguaggi artistici da parte della scuola locale nei confronti dell’influsso fiorentino. Introducono all’arte delle origini il rilievo con le Stimmate di San Francesco, attribuito a Nicola Pisano, la Pala di San Francesco, una delle più rare e notevoli immagini francescane. La fioritura della locale corrente giottesca dei primi decenni del Trecento, che si può far risalire alle grandi innovazioni spaziali introdotte da Giotto a Assisi e a Padova, è rappresentata dal Compianto di Cristo di Lippo di Benivieni e dal dossale con Madonna e santi del Maestro del 1310.
La sezione più consistente è quella cinquecentesca, dove il tema della ‘Sacra Conversazione’ – la composizione che raffigura la Madonna col Bambino in trono circondata da santi – ricorre in più tavole. Le mutate condizioni storiche e politiche della città e l’assunzione delle maggiori cariche istituzionali da parte di Firenze determinarono la committenza di importanti lavori di pittura e scultura a noti maestri fiorentini, quali Verrocchio, Lorenzo di Credi, Ridolfo del Ghirlandaio. Fiorì nondimeno una scuola locale che si espresse in uno stile eclettico, frutto dell’elaborazione di spunti dai grandi maestri del primo Cinquecento fiorentino e di influssi di altra provenienza, di natura anticlassica e antinaturalistica, che la critica non ha esitato a definire ‘eccentrici’. In questo ambito, che vede opere notevoli di Bernardino del Signoraccio, dello Scalabrino, di Gerino Gerini e di Fra’ Paolino, la Madonna della Pergola (1523) di Bernardino Detti può essere considerata l’espressione più emblematica, per la complessità dell’immagine, articolata su piani diversi e ricca di particolari.

Pittura fiorentina e pistoiese dal XVII al XVIII secolo / salone al secondo piano
Proseguendo il percorso in ordine cronologico all’ultimo piano del Palazzo Comunale, questa sezione del museo raccoglie in massima parte dipinti su tela del Seicento e del Settecento e le ‘arti minori’. Oltre alle opere di committenza religiosa e di argomento sacro, sono presenti dipinti di soggetto mitologico e letterario, ritratti, paesaggi e battaglie: temi questi ultimi, frequenti dal Seicento in poi, eseguiti per le collezioni delle maggiori famiglie pistoiesi, impegnate nell’emulazione del raffinato gusto artistico espresso dai granduchi medicei. Provenienti dalle chiese e dai palazzi della città e del territorio, prevalgono le opere di artisti fiorentini quali Gregorio Pagani, Matteo Rosselli, Giovanni da San Giovanni, Cecco Bravo. Del pistoiese Giacinto Gimignani, legato all’ambiente di Papa Clemente IX Rospigliosi e interprete originale del classicismo romano, sono presenti alcuni dipinti, tra cui due grandi tele che ne documentano il ruolo nell’ambito delle relazioni con la famiglia medicea.

Collezione Puccini / corridoio e sala rossa al secondo piano
Uno dei nuclei di maggior interesse del museo è rappresentato dalla collezione Puccini, la nobile famiglia pistoiese che annovera nella sua storia letterati, medici, eruditi e mecenati. Fino alla metà dell’Ottocento la raccolta si trovava nella Villa di Scornio, fuori città, e costituiva, insieme all’edificio decorato da affreschi sette-ottocenteschi e al parco romantico, uno dei principali motivi di attrazione per i visitatori colti del tempo. Ne fanno parte circa settanta opere: alla parte antica della raccolta, comprendente dipinti e sculture dal XIV al XVIII secolo, tra cui il celebre trittico con la Vergine in trono con santi e committenti assegnato al Maestro di Francoforte, segue la parte più omogenea, quella ottocentesca, con le grandi tele di soggetto storico e di spirito risorgimentale, come il Moto del Balilla di Emilio Busi-Luigi Asioli e l’Assassinio di Lorenzino de’ Medici di Giuseppe Bezzuoli, commissionate dall’ultimo rappresentante della famiglia pistoiese, Niccolò, figura di filantropo e di mecenate, di cui si conserva il Ritratto del Bezzuoli.

Novecento pistoiese e Centro di Documentazione Giovanni Michelucci / mezzanino
Il percorso museale si conclude nel mezzanino, dove è collocata la sezione novecentesca, dedicata agli artisti operanti tra le due guerre in ambito pistoiese, che declinarono in modo originale il linguaggio figurativo del Novecentismo, all’interno di una comune adesione ai principi della figuratività quieta, della misura e dell’intimità creativa. Vi è rappresentata anche la cosiddetta ‘generazione di mezzo’ (artisti nati dopo la prima guerra mondiale e attivi nel secondo dopoguerra), segnata dal contrasto tra figurazione e astrazione.
Il Centro di Documentazione Giovanni Michelucci (Pistoia 1891 – Firenze 1990) raccoglie un folto numero di disegni, plastici e lucidi, che testimoniano la ricerca del grande architetto e urbanista pistoiese.
Le finestre del mezzanino offrono, infine, un inedito quanto spettacolare affaccio su piazza del Duomo, cuore e centro monumentale della città.